Legambiente: “Sono 71mila gli edifici abusivi, ma l'80% è ancora in piedi

Legambiente ha pubblicato un dossier sul fenomeno dell’abusivismo in Italia, segnalando che nel nostro Paese oltre 71mila immobili sono interessati da ordinanze di demolizione, ma più dell’80% non sono state ancora eseguite. Vediamo i dettagli.

Il dossier ha evidenziato che in Italia gli abbattimenti sono un obbligo previsto dalla legge, ma a quanto pare nella realtà sono poco più di una facoltà per i comuni, così le demolizioni restano ferme al palo. In particolare, secondo il dossier “Abbatti l'abuso”, sono ancora ben saldi alle fondamenta più dell’80% degli immobili che invece sarebbero dovuti andare giù negli ultimi quindici anni. E sono le aree costiere quelle più colpite dal fenomeno, in media ogni comune sulla costa è interessato da 247 ordini di abbattimenti. Non solo, soltanto il 3% degli immobili da abbattere viene acquisito al patrimonio comunale, come previsto per legge in caso non venga effettuato dal proprietario.

Quel che viene sottolineato è che, ancora oggi, abbattere una casa è politicamente e socialmente impopolare, di conseguenza la giustizia stenta ad affermarsi in questo ambito. Per tale ragione Legambiente chiede al Parlamento di intervenire con una proposta legislativa che renda più rapido ed efficace l’istituto delle demolizioni degli immobili abusivi, avocando innanzitutto la responsabilità delle procedure di demolizione agli organi dello Stato, nella figura dei prefetti, esonerando da tale onere i responsabili degli uffici tecnici comunali e i sindaci.

E’ poi necessario intervenire su altri tre aspetti significativi che concorrono all’efficacia delle procedure di ripristino della legalità in materia di abusivismo: il controllo della Corte dei Conti sul danno erariale prodotto; il rapporto tra la prescrizione del reato di abusivismo e la demolizione; l’effetto dei ricorsi per via amministrativa sull’iter delle demolizioni.

Legambiente propone infine di istituire un fondo di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2025 per chiudere la stagione dei condoni edilizi e completare finalmente l’esame di milioni di pratiche ancora inevase e sepolte negli uffici comunali (secondo uno studio di Sogeea nel 2016 risultano ancora inevase 5.392.716 pratiche di condono edilizio, alcune addirittura risalenti al primo, quello del 1985). Procedendo quindi all’emersione degli immobili non accatastati.

Legambiente ha realizzato l’indagine a partire dai dati forniti da 1.804 comuni italiani (il 22, 6% del totale), con un’analisi del fenomeno dal 2004, anno successivo all’ultimo condono edilizio, ad oggi. Il quadro complessivo che ne è emerso conferma la sostanziale inerzia di fronte all’abusivismo e alle prescrizioni di legge rispetto alle procedure sanzionatorie e di ripristino della legalità.

Il fatto che oltre 6mila comuni non abbiano risposto all’indagine di Legambiente e che 84 abbiano, invece, negato le informazioni richieste, dimostra che purtroppo ancora oggi - in mancanza di un censimento nazionale del fenomeno e con dati in circolazione spesso carenti, contraddittori o palesemente sottostimati - siamo di fronte a informazioni gelosamente custodite.

Secondo quanto emerso, in Italia risultano essere stati abbattuti solo 14.018 immobili rispetto ai 71.450 colpiti complessivamente da ordinanze di demolizione negli ultimi 15 anni: praticamente appena il 19, 6% delle case dichiarate abusive. Valutando il rapporto tra ordini di demolizione e abbattimenti, la performance migliore è quella del Friuli Venezia Giulia, con il 65.1%, e quella peggiore è della Campania, con il 3% di esecuzioni. Se si considera il numero assoluto di ordinanze, il Friuli Venezia Giulia ha un tasso di demolizioni alto a fronte di un numero basso di ordinanze (l’1, 1% a livello nazionale), mentre la Campania detiene il record di ordinanze, oltre il 23% del totale nazionale. Risultano buoni i risultati della Lombardia, che con il 6, 9% delle ordinanze nazionali ne ha eseguite il 37, 3%, del Veneto (9, 5% delle ordinanze nazionali di cui eseguite il 31, 5%) e della Toscana (7, 1% delle ordinanze nazionali di cui eseguite il 24, 8%).

Sul fronte delle regioni storicamente più esposte al fenomeno dell’abusivismo, la Sicilia ha il 9, 3% del totale nazionale delle ordinanze emesse e di queste ne ha eseguite il 16, 4%; la Puglia ha abbattuto il 16, 3% degli immobili colpiti da ordinanza che sono il 3, 2% del dato nazionale; la Calabria, sul 3, 9% delle ordinanze nazionali ha solo il 6% delle esecuzioni. L’abusivismo lungo costa è sempre stato quello quantitativamente maggioritario e lo confermano anche i dati sugli abbattimenti: se nei comuni dell’entroterra la media delle ordinanze di demolizione è di 23, 3 a comune, spostandosi al mare, il dato decuplica, arrivando a 247, 5 ordini di abbattimenti.

Il dossier ha poi evidenziato che secondo la legge il patrimonio edilizio abusivo, colpito da ordine di abbattimento non eseguito entro i tempi di legge, è a tutti gli effetti proprietà del Comune, che lo demolisce in danno dell’ex proprietario o può destinarlo a usi di pubblica utilità. Ma, rispetto ai 57.432 abusi non demoliti censiti da Legambiente, solo 1.850 (appena il 3%) risulta oggetto di acquisizione al patrimonio comunale: le case restano nella disponibilità degli abusivi che ne godono senza alcun titolo e senza oneri, nell’indifferenza più totale.

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